ISTVÁN MONOK: QUESTIONI APERTE NELLA STORIA DELLA BIBLIOTHECA CORVINIANA AGLI ALBORI DELL'ETA MODERNA
 

La storiografia della biblioteca del re Mattia non e mai stata veramente esaminata dalla letteratura specializzata in nessun periodo relativamente vicino alla sua epoca. I dati scoperti da piu generazioni di studiosi sono stati riassunti da Klára Zolnai nella sua bibliografia in seguito alle commemorazioni del 450° anniversario della morte del re Mattia[1]. Detto volume e uno dei punti di partenza nella storia della ricerca della Bibliotheca Corviniana, ma e nello stesso tempo anche l'inizio di una nuova classificazione. Csaba Csapodi e sua moglie, Klára Gárdonyi, hanno consultato la maggior parte delle corvine, analizzandole attentamente. Seguendo la storia di tutti i codici e degli incunaboli menzionati a proposito della biblioteca di Mattia, hanno dato una risposta chiara alle numerosissime domande filologiche[2]. Si sono occupati anche della sorte delle corvine nel corso dei secoli XVI e XVII in piu saggi[3], anche riassuntivi, come nel volume che tratta dei codici trovati a Buda dalle truppe cristiane dopo la cacciata dei Turchi[4].

Tutti gli studiosi, specializzati in materia, che hanno scritto nel corso degli ultimi cinquanta anni sulle corvine nei due secoli successivi alla morte di Mattia, incluso anche Csapodi, hanno considerato come punto di riferimento le brevi annotazioni del libro gia menzionato di Klára Zolnai. Dette annotazioni sono corrette, ma non possono evidentemente sostituire le fonti originarie e soprattutto non sono adatte a riprodurre il percorso che, partendo dal testo originale, tramite diversi dati come diari, prefazioni, lettere, ecc., porta alla ricostruzione di tutta la storia della nascita del testo stesso esaminato in profondita, vale a dire come si arriva a menzionare la biblioteca distrutta. Consultando un po' piu approfonditamente la storia di un qualsiasi codice corviniano, dobbiamo risalire per forza sia alle annotazioni o spiegazioni delle pubblicazioni del secolo XVI che ai libri editi nella stessa epoca. E ovvio che i ricercatori ungheresi della storia del libro abbiano come scopo anche quello di compilare una raccolta di testi di livello critico, cioe di pubblicare un nuovo "volume alla Zolnai", pur mantenendo la struttura di quest'ultimo[5]. Il fine del nostro articolo non e piu di dimostrare il possibile funzionamento del metodo sopraindicato, tramite la rappresentazione di due dei documenti attinenti alla storia della Corvina nel corso dei secoli XVI e XVII, e di proporre nuovi punti di vista per farli oggetto di considerazione nella riproduzione della storia della biblioteca nell'arco temporale trattato, ma e l'indicazione di un'altra via possibile della ricerca per sintetizzare le conclusioni ottenute con la scoperta di documenti relativi, e cioe come gli stessi contemporanei guardavano la raccolta che gia ai loro tempi aveva valore simbolico e come la videro andare in rovina. Nel catalogo della mostra organizzata per il Bicentenario della Biblioteca Nazionale, Arpád Mikó ha trattato Le storie della Bibliotheca Corviniana[6], non esaminando pero di proposito i secoli XVI e XVII. Tale atteggiamento di studioso si spiega presumibilmente con la mancanza delle ricerche di base, o forse con tutt'altro motivo: le intenzioni e i legami politici dei personaggi della storia della Corvina erano molto meno diretti di quelli delle epoche successive.

Non posso nascondere le mie aspettative per quanto riguarda l'impresa del progetto "Europa humanistica" del Centre National de Recherche Scientifique, Institut de Recherche et d'Histoire des Textes (Francia). Il progetto internazionale di ricerca intende compilare un inventario il piu possibile completo di tutte le persone vissute fino al 1600, che avevano un ruolo nel pubblicare e tradurre o, nel senso piu vasto della parola, nel trasmettere o lasciare in eredita testi datati prima del 1500[7]. Le prefazioni delle edizioni dei testi saranno pubblicate anche in extenso nella collana che portera il titolo del programma stesso. Tutto questo desta la speranza anche in una migliore conoscenza sia della sorte che dell'influsso della Bibliotheca Corviniana nel secolo XVI[8].

Riprendendo il filo della storia della Bibliotheca Corviniana, possiamo osservare che l'arco temporale dei secoli XVI e XVII sostanzialmente e diviso in 4 parti, sia da Zolnai che da Csapodi, come segue: il periodo della rovina dopo la presa di Buda, il periodo delle informazioni sulla presenza di un numero considerevole di codici a Buda nell'ultimo terzo del secolo XVI, il periodo dei tentativi di recupero delle corvine della prima meta del secolo XVII e quello relativo all'agonia del materiale librario dopo la cacciata dei Turchi.

Per quanto riguarda il primo periodo abbiamo numerose fonti narrative che descrivono la distruzione della biblioteca usando i metodi della retorica umanistica (come Ursinus Velinus, Miklós Oláh, Martin Brenner, Johannes Alexander Brasiccanus ecc.)[9]. Per il secondo periodo, alla fine del secolo XVI diventano piu numerose le fonti che parlano dell'eventuale esistenza della biblioteca o almeno ipotizzano l'esistenza a Buda di un numero considerevole di codici (David Ungnad, Stefan Gerlach, Salomon Schweiger, Reinold Libenau ecc.)[10]. Appartengono a questo gruppo di documenti anche le note di Istvan Szamosközy, che non potevano ancora essere note a Csapodi. Secondo la nostra opinione la rappresentazione della fonte menzionata e di particolare importanza anche dal punto di vista della metodologia della ricerca.

Su István Szamosközy[11] e sulle fonti transilvane della Bibliotheca Corviniana abbiamo dato una breve notizia dopo esser riusciti a scoprire un'opera di filosofia storica finora sconosciuta di questo studioso[12]. In questa opera appartenente al genere ars historica, l'autore paragona gli scritti storici ungheresi di Antonio Bonfini a quelli di Giovanni Michele Bruto dal punto di vista della metodologia[13]. Szamosközy ha scritto questo volume per provare al Principe Sigismondo Báthory di dover stampare l'opera manoscritta di Bruto perché non andasse perduta o distrutta e perché anche le generazioni future potessero consultarla[14].

L'ars historica gia menzionata, ma finora non valutata nella storia della Corvina di István Szamosközy, asserisce: «Multa inopinata accidere possunt, quae imbecillo librorum generi cladem ab omni aevo intulerunt, et nunc inferre possunt incendia, vastitates, blattae, incuria, rapinae, ac in summa punctum temporum quodlibet, quo vel maximarum rerum momenta vertuntur. Sic perierunt darissimi librorum thesauri Philadelphi et Pergamenorum Regum: sic interiit nobilis illa et memoratissima Matthiae Regis bibliotheca Budae, multis millibus voluminum referta, ex cuius clade Heliodorus Aethiopicae historiae author, Stephanus Geographus, Polybius, Diodorus Siculus, Titus Alexander Cortesius de laubibus Matthiae Regis, Bonfinius de pudicitia coniugali, Crastonius Gorippus qui libros Joannidos scripsit, et quidam alii, velut ex mortuis redivivi fortuna quapiam conservati nuperrime in lucem prodierunt.»[15]

L'espressione (nuperrime in lucem prodierunt) "appena venuto alla luce", come chiusura della parte citata, rende evidente che Szamosközy conosceva opere stampate pubblicate in base alle corvine. Partendo da quanto detto sopra, le nostre ricerche basate sulla bibliologia corviniana dimostrano una perfetta sintonia con i risultati gia conosciuti di codici ancora esistenti.

L'opera di Eliodoro Aithiopikés historias biblia X e stata pubblicata da Vincentius Obsopoeus in base all'esemplare della Corvina (Basilea 1534). Secondo la testimonianza delle note del possessore, il codice e pervenuto al duca bavarese Albrecht V nel 1577 tramite Joachim Camerarius[16]. La Historia di Polibio ci e rimasta nello stesso volume in lingua greca, ma nella biblioteca di Mattia se ne aveva anche la traduzione latina fatta da Nicolaus Perottus. Quest'ultima e stata donata da un certo Ibrachim Machar al suo Sultano nel 1558/59 e l'abbiamo riavuta qui, in Ungheria, solo nel 1869[17]. Anche la prima edizione in lingua greca di Polibio (Hagenau 1530) e basata su un testo corviniano[18]. Anche l'opera Bibliothéké di Diodoro Siculo e stata per la prima volta pubblicata in lingua originale in base a una corvina da Obsopoeus (Basilea 1539)[19], e quest'ultimo (non conoscendo la prima edizione - Hagenau 1531) ha stampato per la seconda volta l'opera di Cortesius usando il manoscritto pervenutogli tramite Giovanni Corvino, la sua vedova ed infine il suo secondo marito György Brandeburgo.[20] L'opera di Antonio Bonfini Symposion de virginitate et pudidtia coniugali e stata probabilmente portata da Buda a Napoli dalla regina Beatrice, dove l'ha venduta a Johannes Sambucus. In tal modo l'editto princeps dell'opera in questione (Basilea 1572) e stata stampata in base all'esemplare della biblioteca della regina Beatrice, e cioe, in base a una corvina.[21]

Non sono inventariate dalla letteratura relativa alla ricerca dei codici corviniani come corvine esistenti le opere di altri due autori, Corippus e Stephanus Geographus. Tenendo presente che l'interesse per la codicologia dell'umanista transilvano Szamosközy e testimoniato anche da una corvina da lui posseduta[22] (era attento alle differenze fra le edizioni dei testi antichi ed umanistici e fra i manoscritti eventualmente ritrovati[23], alle forme dei nomi, ecc.), non e assolutamente escluso che i riferimenti ai volumi della leggendaria raccolta del grande re siano rimasti nella sua memoria e che li potesse enumerare anche senza tirare fuori le opere stesse.

Si richiedeva una riflessione piu approfondita, ma con la promessa nello stesso tempo di risultati molto piu interessanti circa l'indagine su questi due autori, le cui opere esistenti sono note alla letteratura della ricerca, e cioe, «Crastonius Gorippus (sic!) qui libros Joannidos scripsit» e Stephanus Geographus. In questi due casi possiamo affermare non soltanto che, grazie all'attivita di Szamosközy, abbiamo arricchito di pezzi nuovi la famosa raccolta, ma che nello stesso tempo dobbiamo affrontare ancora altri problemi. Il problema-Corippus: Flavius Cresconius Corippus e un poeta del secolo VI, di cui conosciamo una sola opera: De laudibus Iustini Augusti Minoris heroico carmine libri III tranne quella Iohannis, seu de bellis Lybicis menzionata dall'archivista di Gyulafehérvar. Come testo, Szamosközy poteva conoscere eventualmente soltanto quello precedente, edito da Michael Ruiz nel 1581 ad Anversa.[24] Tutto questo in realta non e neppure probabile. Conoscendo l'edizione citata, non avrebbe mai usato il nome dell'autore nella forma scorretta. Prima di far conoscere quale poteva essere la fonte per Szamosközy, dobbiamo menzionare che "il problema-Corippus" (se l'opera in questione e una corvina o meno e dove la custodiscono attualmente) ha una vastissima letteratura. Riassumendone una parte[25] Csapodi ha affermato che il codice posseduto dalla Biblioteca Trivulziana di Milano, e ritenuto da molti una corvina, non ha mai fatto parte della biblioteca di Mattia. In questa sua affermazione Csapodi ripete la presa di posizione degli editori di testi di lohannis[26]; la variante di Buda la conoscono tutti dal racconto di Johannes Cuspinianus. E stata questa la nota familiare anche a Szamosközy, ma possiamo aggiungere anche notizie piu concrete relative all'edizione di Nicolaus Gerbelius[27], nella quale Gerbelius ha pubblicato anche un catalogo dei nomi da lui menzionati. Troviamo addirittura in quest'edizione parola per parola quanto citato anche da Szamosközy, tranne il curriculum di Cuspinianus: «Crastonius Gorippus (!), qui libros Iohannidos scripsit, qui habentur in bibliotheca Budensi». Dobbiamo pero dire che Szamosközy non era il solo a credere che il nome da lui usato fosse quello giusto, perché lo troviamo nella stessa forma sbagliata nella conosciutissima Bibliotheca universalis di Conrad Gesner e non e cambiato nemmeno nelle edizioni a cura di Josias Simmler e Johann Jacob Frisius di Gesner.[28] Lo storiografo transilvano avrebbe potuto prendere il nome anche da loro, ma come abbiamo gia sottolineato, possiamo essere quasi sicuri che lui non conoscesse il catalogo dei nomi di Gerbelius. Stephanus Geographus: Secondo ogni probabilita, Szamosközy usa il nome dell'autore nella forma citata, perché sia per lui che per i suoi contemporanei era del tutto evidente quale "Stephanus" s'intendes se con questo nome. E probabile che si trattasse di Stephanus Byzantinus del V secolo, che scrisse il suo lessico geografico intitolato Ethnika (nella traduzione latina: De urbibus et populis], che e risultato una fonte inesauribile sia per gli umanisti che per i ricercatori dei giorni nostri per conoscere alcuni episodi attinenti alla geografia o alla storia della loro patria.[29] La letteratura, a tutt'oggi vastissima, della ricerca della Corvina e pero priva di dati relativi all'eventuale esistenza di questa opera famosa nella raccolta di Buda e non siamo riusciti nemmeno a ricevere una risposta alla domanda, su come poteva conoscerla Szamosközy. Non e discutibile che ne conosciamo anche tre edizioni cinquecentesche,[30] ma in nessuna di queste ci sono tracce che indichino che la loro base sia stata una corvina. Non si legge di questo né nelle prefazioni delle edizioni posteriori[31] né nell'editto finora ritenuta la migliore.[32]

Szamosközy ha visto il codice? Se pensiamo in particolare ai numerosi esemplari rimasti in Italia di tale opera, per esempio, in primo luogo, a quello custodito presso la Biblioteca Trivulziana,[33] teoreticamente non possiamo escludere questa possibilita.

Riteniamo importantissimo ricordare che nell'Osterreichische Nationalbibliothek si custodisce una copia acquistata da Sebastian Tegnagel,[34] e che volumi della stessa provenienza vengono elencati anche da Csapodi, sebbene trattati entrambi come "corvine discutibili".[35]

In tale situazione siamo costretti a mettere per iscritto delle ipotesi. Ci pare evidentemente piu logico supporre che nonostante i risultati "negativi" delle fonti consultate, Szamosközy ha comunque preso la sua informazione da un'opera a stampa. Non e escluso che provengano da una voce "Stephanus Byznatinus" di uno dei lessici dell'epoca, dove si faceva accenno alla presenza dell'opera in questione nella Corvina.

Non possiamo escludere pero nemmeno la possibilita che il nostro storiografo abbia preso da tutt'altra fonte la sua informazione relativa alla presenza nella Corvina del lessico geografico. E cosi presumibile anche che, nonostante il fatto che le edizioni cinquecentesche e quelle posteriori in realta non siano state pubblicate in base al manoscritto della biblioteca di Mattia, Szamosközy abbia messo le loro pubblicazioni in contatto con la sua informazione relativa all'esistenza del codice. E supponibile anche per questo che lo scrittore dell'ars historica abbia eventualmente visto il codice stesso.

Consultando sette codici abbiamo dovuto affrontare un solo caso in cui la domanda sulla provenienza dell'informazione di Szamosközy e rimasta senza risposta. Questo fatto negativo ci dimostra addirittura che, studiando sistematicamente le prefazioni di tutte le edizioni dei testi antichi connessi in qualsiasi modo con la Corvina, si ottiene un quadro molto piu concreto del modo di pensare degli umanisti europei su questa biblioteca andata distrutta. Le conoscenze soprammenzionate erano a disposizione di tutti coloro che, per vari motivi, volevano ricostruire la biblioteca di Mattia. Tali tentativi si conoscono gia a partire dal secolo XVII.

Nel presente articolo mettiamo in rilievo i documenti che sono connessi con l'acquisizione dei libri da parte dell'ordine dei Gesuiti.

Il conte e condottiero austriaco Michael Rudolf Altham (1574-1638) e ambasciatore di Mattia II presso la corte dei Turchi e presso il principe Gabriele Bethlen in Transilvania.[36] L'8 aprile 1618 il conte scrive al Papa per promuovere lo scambio dei libri turchi della biblioteca principesca toscana con quelli della biblioteca di Buda.[37] Successivamente troviamo delle lettere che testimoniano che anche l'ordine dei Gesuiti si mobilita per ottenere lo stesso scopo. Muzio Vitelleschi, generale dell'ordine dei Gesuiti, nella sua lettera dell'8 giugno 1618 a Florianus Avancinus, rettore del Collegio dei Gesuiti di Vienna, esprime i suoi dubbi relativi al successo dell'iniziativa. Non crede che la biblioteca di Buda sia acquisibile tramite uno scambio con i libri turchi posseduti dal duca toscano Cosimo II Medici (1590-1621), ma se il Papa non vuole scrivere al Duca, lui, il Vitelleschi, si rende disponibile a farlo.[38]

Lo stesso Vitelleschi scrive anche la lettera successiva, del 19 giugno 1618, all'ambasciatore di Vienna del Sultano, Caspar Gratiani,[39] comunicando di aver provato di intercedere presso il Papa, che pero non interverrebbe volentieri nell'affare. Conoscendo l'amore per gli oggetti dell'antichita del Granduca, il Santo Padre eviterebbe una situazione scomoda per tutti e due e cioe l'eventualita che il Granduca rifiuti la sua richiesta. Cio nonostante, nella lettera del 29 settembre 1618 scrive gia all'ambasciatore, informandolo che il Papa ha cambiato opinione ed e pronto a favorire la causa dei libri turchi.[40] Nella letteratura ungherese e registrato che sia Gabriele Bethlen che Giorgio Rákóczi fecero tentativi per acquistare i libri di Buda. Lo studioso Csaba Csapodi, che ha affrontato forse piu approfonditamente la storia della biblioteca di Mattia, si e occupato lo stesso del problema dell'esistenza dei libri a Buda dopo il 1526 e quanti codici poteva contare il nucleo lasciato li dagli umanisti bibliofili, dalle truppe mercenarie e dagli impiegati della tesoreria del Sultano.[41] Secondo le sue ricerche, nel Palazzo di Buda non e rimasta un'unica raccolta di libri degna di essere menzionata.[42] Nonostante l'ampia argomentazione di Csapodi, proponiamo, in base a quanto detto, di non escludere come ipotesi di lavoro la possibilita di confutare la sua opinione. Vale a dire, e difficile supporre che sia i Gesuiti ungheresi che i principi di Transilvania non abbiano fatto tentativi di acquistare i libri in questione senza fare prima una ricerca relativa al materiale. Luigi Ferdinando Marsigli pare abbia trovato nel castello di Buda solo semplici codici di carta senza decorazioni, dopo la liberazione dall'occupazione turca.[43]

All'inizio del nostro articolo abbiamo accennato al fatto che la storia della Corvina nei secoli XVI e XVII ottiene risultati che superano quelli filologici. Analogamente alla pratica della politica culturale nei secoli XIX-XX, di prendere posizione comunque a proposito della biblioteca in questione, nel corso dei secoli XVI-XVII lo stato disperato in cui essa si trovava era il simbolo della situazione del paese stesso in quell'epoca. Le lotte per la successione al trono fra gli Asburgo e gli Ungheresi (Ferdinando I e Giovanni Szapolya), l'indipendenza della Transilvania dall'Ungheria, come paese vassallo dell'Impero ottomano, e la conquista turca dei territori al centro del paese hanno definito con precisione le varie direzioni di dispersione della Corvina. Il desiderio degli umanisti di salvare i codici e di scoprire le opere e le varianti delle edizioni degli autori antichi e medievali puo essere interpretata come l'intenzione politica dell'unione cristiana (unio christiana) di far retrocedere l'Impero ottomano. Come l'idea centrale del pensiero politico degli Ungheresi (e dei Transilvani) era la riunificazione del paese (i simpatizzanti degli Asburgo, quelli dei Turchi, i tentativi autonomi ungheresi) cosi salvare e ricomporre la Bibliotheca Corviniana divenne il simbolo dell'autonomia della cultura ungherese.[44] Per quanto riguarda il presente articolo, la nostra intenzione era di illustrare i tre diversi modi di vedere, tramite le fonti piu dettagliatamente citate. Le lettere e le prefazioni degli umanisti dell'Europa occidentale sulla storia di ciascuno dei volumi della Corvina rimpiangono la perdita dei testi dell'antichita, cosa alla quale si richiama naturalmente anche Istvan Szamosközy, lo storiografo umanista transilvano. Per lui pero, si tratta anche di altro. I principi transilvani cercavano gia dal 1541, anno in cui la Transilvania divenne principato da voivodato, di sostenere la cultura ungherese e non soltanto quella della Transilvania, secondo le norme del cristianesimo occidentale. Nella sua funzione ed attivita di organizzazione della vita culturale, la corte principesca di Gyulafehérvar si dimostra degna erede della corte di Buda anche se per i suoi mezzi finanziari non puo esserle paragonata. Il progetto della fondazione delle raccolte centrali, come la biblioteca e l'archivio, della scuola, probabilmente di un istituto di istruzione superiore, e della stamperia, era desiderio di tutti i principi,[45] come anche di Sigismondo Bathory, il quale aveva preso a servizio Istvan Szamosközy come archivista di corte. E nata durante il suo principato anche la traduzione ungherese di Sallustio fatta da Janos Baranyai-Decsi,[46] nella cui prefazione si legge un progetto di traduzione del tardo umanesimo. Il traduttore compila un elenco di autori antichi, dei quali ritiene utile la traduzione in ungherese. Questo progetto sara realizzato dai principi Gabriele Bethlen (1613-1629) e Giorgio Rákóczi I (1631-1648). Árpád Mikó ha trattato con cura la Corvina come mezzo di rappresentazione del potere,[47] e anche il culto di Mattia, ripreso da Gabriele Bethlen e Giorgio Rákóczi I, e conosciuto nella letteratura ungherese nei suoi particolari.[48] Possiamo ritenere quasi un fatto evidente che i principi, che avevano rapporti piu che buoni con i politici turchi, cercavano seriamente di acquistare i codici rimasti a Buda nonché i pezzi portati a Costantinopoli.

I tentativi dei Gesuiti di scambiare i resti della famosa biblioteca richiedono nello stesso tempo una spiegazione piu approfondita. In fondo, almeno secondo la nostra opinione, ci sono due idee. Le due idee si presentano evidentemente nello stesso ambito e cioe il sottolineare il ruolo dei Gesuiti nel ristabilire la struttura delle istituzioni culturali ungheresi (leggi: del Regno Ungherese). L'acquisto della Corvina avrebbe potuto essere un risultato di valore simbolico.

I tentativi per il rinnovamento della fede cattolica, manifestatisi con grande energia all'inizio del secolo XVII, miravano in prim'ordine alle famiglie aristocratiche e, possiamo aggiungere, con grande successo. Come propaganda l'acquisto dei libri di Buda sarebbe stato un mezzo utilissimo: i Gesuiti si sarebbero presi cura spiritualmente della popolazione nel territorio conquistato dai Turchi, e avrebbero nello stesso tempo liberato i libri del grande re dalla loro prigione, partecipando al miglioramento culturale del paese, ecc. Rischiamo pero di formulare l'ipotesi che c'era anche dell'altro.

Appartiene ai Gesuiti anche Péter Pázmány, vescovo di Esztergom, promotore della riconversione ungherese al cattolicesimo. Il rapporto sviluppato con i principi transilvani calvinisti ci dimostra nello stesso tempo che il suo pensiero politico non esclude gli Asburgo. Vale a dire, Pázmány non fu mai d'accordo sulla possibile unificazione del paese, che sarebbe stata avviata con l'affrontare la Transilvania come principato vassallo e sarebbe continuata con le ostilita verso i Turchi. Riteneva irreale tale soluzione sia dal punto di vista politico che da quello della strategia militare, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche l'autonomia della cultura ungherese e dell'Ungheria stessa, capace di rendere ostili all'Imperatore tante famiglie aristocratiche ungheresi. La storia gli ha dato ragione, tanto e vero che in seguito alla pace tra gli Asburgo e i Turchi, dopo la campagna coronata da successo contro il nemico ottomano del 1664, nel 1671 gli aristocratici ungheresi tentavano gia una congiura contro l'Imperatore. Il secolo XVII e stato chiuso da piu lotte d'indipendenza, come quella guidata da Thököly e da Rákóczi e la situazione non e cambiata nemmeno alle soglie del XVIII secolo. Péter Pázmány e i Gesuiti ungheresi cercavano di presentare al mondo l'Ungheria come un paese dalla cultura autonoma cristiana e di migliorarla culturalmente addiritura in questa sua qualita palesemente cattolica. Il Gesuita Melchior Inchofer scrisse anche una storia della Chiesa ungherese,[49] ma la pubblicazione e stata ostacolata a lungo dai Gesuiti, vale a dire dalla politica austriaca, per la sua concezione secondo cui il cristianesiomo ungherese non e "affiliato" di quello austriaco, ma rappresenta una fede e una cultura divulgata con successo da una chiesa autonoma gia ai tempi di Santo Stefano. I Gesuiti tentarono anche in seguito di propagare quest'idea di fondare una Provincia Hungarica indipendente dalla Provincia Austriaca. Quest'ultimo loro tentativo non ha avuto successo. Faremo subito un accenno al fatto che gli aristocratici ungheresi, che non credevano nel successo di un confronto armato con il potere degli Asburgo, nel corso del secolo XVIII hanno cercato di creare un mecenatismo di duplice ruolo: sostenere le istituzioni culturali e divulgare un culto cattolico ungherese fra gli strati culturalmente arretrati della popolazione.

E nostra opinione che il tentativo di acquistare la Bibliotheca Corviniana faceva parte della politica espansionistica e culturale gesuita e la questione, analizzata da questo punto di vista, relativa all'esistenza ai tempi dei Turchi delle corvine a Buda cioe, dei codici decorati della biblioteca di Mattia, o di semplici codici di carta e stampati teologici non decorati della Cappella reale di una volta, e del tutto irrilevante.


1. Bibliographia Bibliothecae regis Mathiae Corvini. Mátyás Király könyvtárának irodalma, [La letteratura sulla biblioteca di re Mattia], con la collab. di J. Fitz a cura di K. Zolnai, Budapest 1942, (Az Országos Széchényi Könyvtar Kiadványai, X.).

2. I compendi piu importanti: Cs. CSAPODI, The Corvinian Library. History and Stock, Budapest, 1973, in futuro: CL; Cs. CSAPODI - K. CSAPODINÉ GARDONYI, Bibliotheca Corviniana, 3. ed. ampl., Budapest, 1981.

3. Cs. CSAPODI, Mikor pusztult el Mátyás király könyvtára? [Quando e andata in rovina la biblioteca del re Mattia?], in "Magyar Könyvszemle" 1961, pp. 394-421, lo stesso in fascicolo a parte: Budapest, 1961, (A Magyar Tudományos Akadémia Konyvtárának közleményei 24), in futuro: CSAPODI 1961; id., Wann wurde die Bibliothek des Königs Matthias Corvinus vernichtet?, (Gutenberg Jahrbuch 1971, S. 384-390), in futuro: CSAPODI 1971.

4. Cs. CSAPODI, A budai királyi palotában 1686-ban talált kódexek és nyomtatott könyvek, [I codici ed i libri stampati rinvenuti nel Palazzo Reale di Buda nell'anno 1686], Budapest, 1984, (A Magyar Tudományos Akadémia Konyvtárának Közleményei 15(90), Új sorozat), in futuro: CSAPODI 1984.

5. Integrato da un capitolo nuovo con una bibliografia relativa soprat tutto alla storia dell'arte o dell'iconografia, v. nota n° 1, con i seguenti capitoli: La Corvina all'epoca di Mattia, La Corvina con i successori di Mattia, La Corvina in mano ai turchi, La ricerca di quello che e rimasto, Analisi storica, Sintesi storica, I volumi rimasti, Corvine incerte e perdute.

6. In Uralkodók és corvinák. Az Országos Széchényi Könyvtár jubileumi kiállítása alapításának 200. évfordulóján. Potentates and Corvinas. Anniversary Exhibition of the National Széchényi Library, May 16 - August 20, 2002, Catalogo della mostra a cura di O. Karsay, Budapest 2002, pp. 123-157.

7. Il coordinatore del progetto e J. F. Maillard. Per primo e stato pubblicato un repertorio delle personalita e delle opere da trattare: L'Europe des humanistes (XIV-XVII siecles), Répertoire par J. F. Maillard, J. Kecskeméti, M. Portalier, Paris - Turnhout 1998, CNRS, Brepols.

8. Il primo volume e gia stato pubblicato: La France des humanistes. Hellénistes I, Paris - Turnhout, 2001, CNRS, Brepols. Nel secondo volume francese Henri IL Estienne, réd. par J. Kecskeméti, si troveranno piu prefazioni di attinenza ungherese.

9. Le opinioni in questione sono riassunte da Cs. Csapodi nella sua monografia pubblicata in lingua inglese, cfr. CL pp. 72-90.

10. Ibid., cfr. CSAPODI 1984, pp. 47-48.

11. Il suo nome latino e Stephanus Samosius (1565-1612?). E lo storiografo ed archivista del principe di Transilvania a Gyulafehérvár. Nella sua opera rimasta in frammenti racconta la storia della Transilvania nel periodo 1598-1603.

12. M. BALÁZS - I. MONOK, Szamosközy István és a Corvina, [István Szamosközy e la Corvina], in "Magyar Könyvszemle" 1986, pp. 215- 219.

13. M. BALÁZS - I. MONOK, Az első magyar ars historica: Szamosközy István Giovanni Michele Bruto történetirói módszeréről (1594-1598), [La prima ars histonca ungherese: István Szamosközy: sul metodo storiografico di Giovanni Michele Bruto (1594-1598)], trad. di I. Tar, (Lymbus, Művelődéstörténeti Tár v. 4) Szeged, 1992, pp. 49-86, d'ora in poi: Ars histonca, 1992, Estr. (A lymbus füzetei 27).

14. Dal punto di vista della Corvina non ha alcuna importanza che Szamoskozy abbia fatto questa proposta anche perché aveva intenzione di mettere in difficolta lo storiografo Bruto, prima simpatizzante dei Báthory, poi degli Asburgo, mentre l'opera storica in questione e scritta parteggiando per i Báthory. L'opera e stata pubblicata soltanto nella seconda meta dell'Ottocento, cfr. M. BALÁZS - I. MONOK, Történetírók Báthory Zsigmond udvarában. (Szamosközy István és Baranyai Decsi János kiadatlan műveiről), [Storiografi alla corte di Sigismondo Báthory. (Sulle opere inedite di István Szamosközy e János Baranyai Decsi], in Magyar reneszánsz udvari kultúra, [Cultura di corte nel Rinascimento ungherese], a cura di A. R. Várkonyi, Budapest, 1987, pp. 49-262.

15. Ars historica 1992, p. 56., cfr. nota n. 13.

16. CL 315, 539.

17. CL 540.

18. CL 539; In questo caso Csapodi accenna anche all'opera di MATTHEUS SEBASTIANUS, Oratio de rege Pannoniae Mathia recitata, Wittenberg 1551 che menziona la prima edizione di POLYBIOS come probabile punto di riferimento anche per Szamosközy.

19. CL 225.

20. CL 206, 207.

21. CL 131 e A. BONFINI, Symposion de virginitate et pudititia coniugali, ed. S. Apro, (Bibliotheca Scriptorum Medii Recentisque Aevorum), Budapest 1943.

22. La corvina di Szamosközy e conosciuta dall'edizione di S. SZILÁGYI del 1877, Szamosközy István történeti maradványai, [I frammenti storici di István Szamosközy], a cura di S. Szilágyi, Budapest 1877, (Monumenta Hungariae Historia, Scriptores XXVIII), d'ora in poi: SZAMOSKÖZY 1877, pp. 105-106. E da allora risaputo che l'opera Epitomen historiarum Philippicarum Trogi Pompei di MARCUS IUNIANUS IUSTINUS, sia giunto per caso allo storico ("casu quopiam ad me deletam" sc. manuscriptum) riconosciuta anche da Csaba Csapodi come corvina autentica e persa (CL 374). Zsigmond Jakó si riferisce all'interesse codicologico dell'archivista del principe addirittura a proposito del manoscritto menzionato, interesse testimoniato anche dalla descrizione del codice dato in prestito da lui ad Antonio Marietti e andato in rovina in seguito al sacco della Biblioteca dei Gesuiti di Kolozsvár (oggi: Cluy-Napoca, Romania) nel 1603: "Hunc librum paucis ante mensibus, quam haec clades patriae incumberet, Antonio Manetta erudito Jesuitae, malo codicis genio et meo fato utendum accomodaveram, quod ideo libentius in hac publicae privataeque cladis memoria refero, quod praeclarus auctor praenomine et nomine temporum iniuria amisso atque etiam libri titillo, quem adscripsi, interecepto solo cognomme residuo ex omnibus opinar, typographii Achephalos hactenus prodiit", SZAMOSKOZY 1877, pp. 106-107. Secondo l'ipotesi di Zsigmond Jakó la corvina giunta all'archivista del Principe Sigismondo Báthory dalla sua biblioteca distrutta nel 1598, Z. JAKÓ, Erdély és a Corvina, [La Transilvania e la Bibliotheca Corvinaiana], in Z. JAKÓ, Írás, könyv, értelmiség, [Scrittura, libro, intellettuali], Bukarest, 1974, d'ora in poi: JAKÓ 1974, p. 176. Mentre era ancora in vita, ha pubblicato un elenco da lui compilato sulla sua raccolta di epigrafi romane (Padova, 1593), ma non ha interrotto il lavoro cominciato. Per la sua opera rimasta manoscritta e l'edizione facsimile della pubblicazione menzionata v. I. SZAMOSKÖZY, Analecta lapidum (1593) - Inscriptiones Romanae Albae Juliae et circa locorum (1598), classe pour la publication par M. Balázs - I. Monok, Szeged 1992.

23. Szamosközy non poteva aver visto i codici stessi, perché quando era in vita esse erano gia a Vienna, oppure in ambito linguistico tedesco. Non e assolutamente possibile che abbia potuto vederne qualcuno durante il suo viaggio in Italia.

24. Corippi ...de laudibus Iustini Augusti Minoris heroico carmine libri III ... per Michaelem Ruizium, Antuerpiae 1581.

25. CL 205; v. ancora: P. A. BUDIK, Entstehung und Ver/ali der berühmten von König Matthias Corvinus gestifteten Bibliotheken zu Ofen. (Jahrbücher der Literatur) Wien 1839; V. FRAKNÓI, Két hét olaszországi könyv és levéltárakban, [Due settimane in biblioteche ed archivi in Italia], in "Magyar Könyvszemle", 1878, pp. 125-128; J. CSONTOSI, Külföldi mozgalmak a Corvina-irodalom terén, [Tendenze estere nella letteratura della Corvina], in "Magyar Könyvszemle" 1878, pp. 214-215; id. Latin Corvin-codexek bibliographiai jegyzéke, [Elenco bibliografico dei codici corviniani latini], in "Magyar Könyvszemle" 1881, pp. 165-166; G. LOEWE, 1883, Rheinisches Museum 1883, pp. 315-316; J. ÁBEL, Corippus Joannisáról, [Su Johannis di Corippus], in "Egyetemes Philologiai Közlöny" 1883, pp. 948-950; J. CSONTOSI, Hazai vonatkozású kéziratok a Gróf Trivulzio-család milánói könyvtárában, [Manoscritti di attinenza ungherese nella biblioteca della famiglia dei Conti Trivulzio di Milano], in "Magyar Könyvszemle" 1891, pp. 145-146; G. SCHÖNHERR, A milanoi korvin-kódexekről, [Sui codici corviniani di Milano], in "Magyar Könyvszemle" 1896, pp. 161-168; M. MANITIUS, Geschichte der lateinischen Literatur Bd. I, München, 1911, v. 1, pp. 167-170.

26. Al contrario della prima edizione dell'opera De laudibus Iustini ... nel 1581 seguita da tre edizioni nel secolo XVII, sei nel secolo XVIII, quattro nel secolo XIX e tre nel secolo XX (per l'elenco delle quali v. Corippe, Eloge de l'Empereur Justin, II, texte établi et traduit par S. Antés, Paris, 1981, CVII-CXL), l'editio princeps di JOHANNIS e Mediolani 1820, ed. P. Mazzucchelli; la stessa edizione e stata inserita nel volume n° 29 della collana "Corpus Scriptorum Historiae Byzantinae" a cura di I. Bekker, Bonnae 1936, seguita dall'edizione spesso usata di J. PARTSCH, Monumenta Germaniae Historica, Auctores Antiquissimi III/2, Berolini, 1879, poi da quella di M. PETSCHENIG, Berolini 1886; e stata edita l'unica traduzione del l'opera (su microfilm) G. W. SHEA: The Iohannis of Flavius Cresconius Corippus Prolegomena and translation Diss., Columbia Univ., New York 1966; A. HAMMAN ha preso l'edizione di G. PETSCHENI, Patrologiae cursus completus Supplementum, v. 4, Paris, 1968 pp. 998-1127, ed infine ne hanno pubblicato l'edizione critica: J. DIGGLE-F. R. GOODYEAR, Cambridge Univ. Press 1970.

27. Ioannis Cuspiniani ... De Caesaribus atque Imperatoribus Romanis ..., Vita Ioannis Cuspiniani et de utilitate huius historiae, per Nicolaum Gerbelium, Strassburg, 1540, p. 216.

28. Basileae, 1545, 1574 e 1583.

29. E stata pubblicata in lingua greca da Aldo Manuzio sotto il titolo Peri poleón (De urbibus) Venezia, 1602, editio princeps; eredi di Philippo Junta, Firenze 1521; Guilielmus Xylander, Basilea 1568.

30. T. PINEDO - J. GRONOVIUS, Amsterdam 1678, le stesse presso la stessa stamperia, 1725; A. BERKELIUS - J. GRONOVIUS, Leyden 1688, le stesse presso la stessa stamperia, 1694; L. HOLSTENIUS - T. RYCK, Leyden 1684, le stesse presso la stessa stamperia, 1692 e Utrecht 1691; e stata pubblicata con le note di Pinedo, Holstenius e Berkelius da Q. Dindorf, Lipsia, 1825; A. WESTERMANN, Lipsia 1839.

31. Stephani Byzantini Ethnicorum quae supersunt ex recensione Augusti Meinekii, Berolini, 1849, ristampa anastatica, Graz, 1958.

32. P. O. KRISTELLER, Iter Italicum v. 1, London - Leiden 1965, p. 360, n. 737; le altre copie, ibid. v. 2, London-Leiden 1967, pp. 335, 442-444, 531; altre corvine ancora nella Biblioteca Trivulziana, CL 541 e 577.

33. Petri Lambecii ... Commentariorum de Augustissima Bibliotheca Caesarea Vindobonensi Liber primus ... Ed. altera, Opera et studio Adami Francisci Kollarii ..., Vindobonae, 1766

34. CL 320, 459.

35. Allgemeine Deutsche Biographie, v. 1, p. 366.

36. V. FRAKNÓI, A budai Corvin-könyvtár történetéhez, [Per la storia della Bibliotheca Corvina di Buda], in "Archeológiai Értesítő" V, 1874, pp. 297-299.

37. "Alias quoque literas easque paulo recentiores a Reverentia Vestra accepi, quibus studium Illustrissimi Comitis ab Altham, quo ille rem christianam in Hungaria, Transylvania, Wallachia vicinisque regionibus promovere satagit, explicabat; quod ego a me suggeri possit, quo a Magno duce Hetruriae capsa ilio librorum Turcicorum in compensationem Bibliothecae Budensis impetrari possit; quod tamen admodum difficile impetratu fore video, Quod attinet ad literas a Sua Sanctitate ad ipsum Comitem, eae difficulter impetrabuntur, Quod si sine illis meae literae ipsi gratae futurae putentur, libenter eas ad ipsum prima occasione transmittam". in "Adattár" [Raccolta di materiali sulla storia dei movimenti intellettuali ungheresi dei secoli XVI-XVIII], v. 26, pp. 322-330.

38. Per il riassunto dei dati pubblicati in vari documenti v. I. HARSÁNYI, A sárospataki Rákóczi-könyvtár és katalógusa, [La biblioteca di Sárospatak e il suo catalogo], Budapest, 1917; CSAPODI 1961; CSAPODI 1971.

39. CSAPODI 1961; CSAPODI 1971; CL pp. 72-92; CSAPODI 1984.

40. CSAPODI 1984, pp. 43-51 e pp. 81-82.

41. L'elenco dei libri ci e rimasto manoscritto e ne conosciamo oggi tre copie. Dell'epoca in questione si conoscono due edizioni: J. PFLUGK, Epistola ad Vitum a Seckendorf praeter fata Bibliothecae Budensis, librorum quoque ultima expugnatione repertorum catalogum exhibens, Jenae, 1688; De bibliothecis atque archivis virorum clarissi morum libelli et commentationes antediluvianis, Antehac edidit J. J. Maderus. Secundam editionem curavit I. A. Schmidt, Helmstadi 1702, pp. 335-352. La prima edizione della raccolta non ha conte nuto l'elenco dei libri di Buda. L'elaborazione moderna dell'elenco e in CSAPODI 1984.

42. E di particolare importanza sottolineare che non si parla della cultura ungherese. Nell'epoca trattata il punto di vista nazionale -come s'intende gia dalla meta del secolo XVIII- non esisteva. Si parlava cioe dell'unita del Regno Ungherese contro l'Impero Asburgico e contro quello Ottomano. Il regno Ungherese aveva cittadini di varie nazionalita. Esisteva nello stesso tempo una certa coscienza nominata concetto Hungarus che si puo considerare unanime. Per questo v. T. KLANICZAY, Die Benennungen "Hungaria" und "Pannonia" als Mittel der Indentitätssuche der Ungarn, in Antike Rezeption und nationale Indentität in der Renaissance insbesondere in Deutschland und in Ungarn, Hrsg. von T. KLANICZAY - S. K. NÉMETH - P. G. SCHMIDT, Budapest 1993, (Studia Humanitatis Bd. 9. S. 83-100).

43. cfr. T. KLANICZAY: Die Soziale und institutionelle Infrastruktur der ungarischen Renaissance, in Die Renaissance im Blick der Nationen Europas, Hrsg. Von G. KAUFMANN, Wiesbaden 1991, (Wolfenbütteler Abhandlungen zur Renaissanceforschung Bd. 9. S. 319-338); T. KLANICZAY, Les intellectuels dans un pays sans universités (Hongrie: XVIe siede) in Intellectuels francais, intellectuels hongrois, ed. par B. Köpeczi, Budapest - Paris 1985, pp. 99-109.

44. Az Caius Crispus Sallustiusnac ket historiaia ... Szebenben, [Le due storie di Caius Crispus ... in Szeben] 1596, (coll. RMNy 786: Országos Széchényi Könyvtár) editio facsimile: Az Caivs Crispvs Salvstiusnac ket historiaia,... magyarra fordittatott I. Baronyai Detsi altal, [Le due storie di Caius Crispus ... tradotte in lingua ungherese da J. Baronyai Detsi], Edizione facsimile con un saggio di A. Kurcz, testo a cura di B. Varjas, Budapest 1979.

45. A. MIKÓ, Mathias Corvinus - Mathias Augustus. L'arte all'antica nel servizio del potere, in Cultura e potere nel rinascimento, a cura di L.
Secchi Tarugi, Firenze 1999, pp. 209-220.

46. Il suo esame sistematico in lingua straniera: In Millénaire de l'histoire de Hongrie, sous la dir. de P. Hanák, Budapest 1986; L. MAKKAI, La scission dupays en troisparties, pp. 51-63, K. BENDA, La réunification de la Hongrie dans l'Empire des Habsbourg, pp. 64-88, in Histoire de la Transylvanie, sous la dir. de B. Köpeczi, Budapest 1992; G. BARTA, La premiere période de la Principauté de Transylvanie 1526-1606, pp. 239-292, K. PÉTER, L' age d'or de la Principauté de Transylvanie 1606-1660, pp. 293-345; I. NEMESKÜRTY, Nous, les Hongrois, Histoire de Hongrie, Budapest 1994, pp. 130-207; B. KÖPECZI, Histoire de l'histoire de la culture hongroise, Budapest 1994.

47. Annales ecclesiastici Regni Hungariae, Roma 1644.

49. D. DÜMMERTH, Inchofer Menyhért küzdelmei és tragédiája Rómában (1641-1648), [Le lotte e la tragedia di Melchiore Inchofer in Roma (1641-1648)], id. Írástudók küzdelmei. Magyar Művelődéstörténeti tanulmányok, [Le lotte degli eruditi. Saggi sulla storia della civilta ungherese], Budapest 1987, pp. 155-204.

48. cfr. L. LUKÁCS, Afüggetlen magyar jezsuita rendtartomány kérdése és az osztrak abszolutizmus (1649-1773), [La questione della provincia ungherese autonoma e l'assolutismo austriaco (1649-1773)], in "Adattár" 25, [Raccolta di materiali sulla storia dei movimenti intellettuali ungheresi dei secoli XVI-XVIII], Szeged 1989.

49. Per il quarto periodo cfr. nota 6.

Forrás
Nel segno del corvo. Libri e miniature della biblioteca di Mattia Corvino re d' Ungheria (1443-1490), Modena, 2002. pp. 33-41.